#2 Contrada Salandra feat. Francesco Panico

 

Parlami di te, bella signora

- Mamma, vieni di là per favore?
- Che c’è, che succede?
- Un’ape mi parla.
- Ma che dici, Maria?
- Te le giuro mamma, vieni?
- Va bene, fammi vedere.

- Eccola lì, senti?
- No cara, non sento niente…
- Ma come no, mamma, ecco, senti? Mi ha chiesto chi sei.
- Maria, dai, forza…
- Te lo giuro! Ecco, ora l’ha chiesto direttamente a te.
- Cara, tesoro, non insistere
- Vuole sapere perché non le rispondi…
- Maria, adesso basta, io non sento nulla, neppure il ronzio, andiamo via e facciamola uscire fuori, già che ci siamo.
- Ma no, aspetta! È la prima volta che mi parla un’ape!
- Ah sì? E vorresti anche una seconda e una terza?
- Perché no… tu lo sapevi che le api parlano?
- Maria, ora basta
- Bzary ktzesh mijij lavi. Portzsawe grefjiky mané.
- Maria… che stai dicendo??
- Parlo con l’ape! Koraj koraj, bzaimi bzona fuluyma. Ghami, bestrwezy pasrfesh maneiby nucene lombzen bresti bzailo, karili. Cgemi czaisi mkerf […]

Salandra_bee

artwork di Francesco Panico | mood designlab
cantina: Contrada Salandra – azienda agricola Dolci Qualità, Pozzuoli (NA)

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una conversazione con Giuseppe Fortunato e Francesco Panico

 

Chi è Salandra?

Giuseppe: È il nome della zona, oltre ad essere uno dei primi regni d’Italia. Il vigneto già esisteva, è tipico di qui. Ricordo le viti legate ai pali, lunghissime, facevano la lotta con gli alberi da frutta. Mio padre era un falegname e siamo negli anni ottanta: ha sempre avuto la passione per il terreno, diceva che si riposava nei campi e non al bar come molti suoi coetanei. 

E tu lo seguivi?

Certo, il terreno è contagioso! Mi ha trasmesso la passione per la terra, che intervallavo agli studi di ingegneria. Ma è stato con Sandra e un articolo per Affari e Finanza sull’apicoltura che la nostra vita ha preso una strada diversa.

Una contrada… 

Sandra cominciò a seguire gli apicoltori e la produzione del miele. Facevamo fiere in giro, tra i comuni italiani e apicoltori. E io giravo per vigne. Qualche anno dopo presi la decisione di riordinare il vigneto di mio padre, di rendere tutto più organizzato, insieme ad altri vigneti vecchi di Sandra. Con Dolci Qualità abbiamo aperto l’azienda, poi chiedemmo le autorizzazioni per aprire la cantina. La prima vendemmia ufficiale nel 2005.

Immagino che dobbiamo a questa storia la presenza delle api sulla vostra etichetta. 

Prima dell’ape però c’è un cascinale. Quel disegno è stato il primo a comparire sulle nostre etichette, venne realizzato da un nostro amico pittore, abbiamo scelto di mantenerlo perché è il simbolo di quello che abbiamo fatto, le nostre radici. L’idea è di esprimere attraverso l’etichetta una qualità di vita, legata alla natura.

Dopo la cascina, l’alveare e poi il vitigno, quindi torniamo all’ape: nella Falanghina la sua silhouette si mostra in tutta chiarezza, quel corpo minuto sembra quasi una foto, lascia dietro di sé uno sciame di lettere. Mentre nel Piedirosso immagino acquarelli che hanno preso pioggia, un’ape ubriaca! Francesco c’è un motivo per questa differenza, a parte distinguere il vitigno rosso dal bianco?

Francesco: Difficile dire qual è la scelta razionale che ha portato alle due diverse interpretazioni. La foto dell’ape realistica era l’idea stessa che si fosse posata sull’etichetta dopo aver smosso i testi con un battito d’ali.
L’acquarello in origine era un collage composto da ritagli di Vogue. Poi, come spesso accade, ciò che stava maturando mi portava altrove e la trasformazione in forma liquida di quel che avevo assemblato rispondeva a tutte le sensazioni che stavo cercando. 

Torniamo alle lettere, l’elemento narrativo è parte dell’etichetta: lo sciame, la frase di Brecht, le parentesi graffe. Mi sapete dire perché?

F:  Credo che permetta di avvicinarsi al vino più intimamente. Nella frase di Brecht c’è il significato più profondo che Giuseppe dedica al suo vino mentre la parentesi in qualche modo custodisce questa intimità consentendomi di raggiungere un’armonia estetica compiuta.

G:  Vedo quella sciamatura di lettere come il chiacchiericcio dell’essere umano, convinto di sapere tutto e forte del suo essere estraneo alle pratiche della natura, quando invece fa parte di essa da sempre e spesso non ne è consapevole. Trovo inoltre che l’ape sia la sintesi tra il mondo vegetale e quello animale: lei, che è comunque un insetto, succhia nettare da un fiore per poi lavorarlo e produrre miele, un forte simbolo di biodiversità. Noi alleviamo api per poterle mettere nelle migliori condizioni possibili di produrre. La nostra abilità è quella di entrare in sintonia con una colonia per farla stare al meglio possibile. 

Francesco mi dici due parole su Mood?

F:  Mood è l’oggi. So da dove arrivo ma non so ancora quali pagine scriverò e con chi. Questo però mi affascina. Essere collocati nel proprio tempo impone anche uno sguardo diverso dalle certezze nelle quali si è cresciuti. Non è facile, ma proprio per questo credo fermamente nella condivisione delle mie esperienze con le nuove generazioni di designer.

 

“Sempre pronto ad una nuova idea e ad un antico vino” B. Brecht