#4 Cascina Tavijn feat. Gianluca Cannizzo

 

Del vitigno innamorata

Mi ha fissato per anni interi. Era lì, con lo stelo in bocca, una foglia in cima e due occhi neri, tondi, piccolissimi. L’aria furba e i capelli belli, tenuti scomposti da un’acconciatura fatta a scappare. Aveva una maschera che le copriva parte del volto, una di quelle maschere che si pensa possa avere solo Zorro. Zorro o un bandito. Ecco, lei ne aveva una così e mi fissava. Tutte le mattine, prima di andare a scuola, usciva fuori, correva in giardino fino quasi a raggiungermi, tirava fuori dalla tasca quella maschera, strappava una foglia a caso dalle piante, se la ficcava in bocca e mi fissava. Anche io la guardavo e lei lo sentiva. Passarono anni senza che ci presentammo mai, nonostante il lavoro del padre e di tutta la famiglia: costante, attento e sempre, sempre in mia presenza. Una di quelle mattine corse come sempre il ciottolato fuori casa per fermarsi a un pelo da me, si mise al collo un fazzoletto rosso insieme alla maschera e allo stelo. Quindi, dopo qualche minuto, fece una piroetta su se stessa e con un gesto eclatante tirò via dalle labbra lo stelo e lo puntò all’aria, nella mia direzione: Ti prendo, mi disse, poi rimase immobile ad aspettarmi. Io le lanciai due sospiri come fossero due baci soffiati. Lei raccolse l’aria e se la mise prima su una guancia, poi sull’altra, quindi scappò in casa. La mattina dopo uscì fuori come ormai faceva sempre e insieme alla mascherina, allo stelo e al fazzoletto, sguainò da dietro il vestito un pennarello. Si accertò che la stessi osservando, era ora immobile, quindi segnò le sue guance con la punta: due tondi rossi, perfetti, maturi come due grossi chicchi d’uva: era me che voleva e avrebbe voluto sempre, nessun’altro.

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artwork di Gianluca Cannizzo
cantina: Cascina Tavijn, Monferrato

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una conversazione con Nadia Verrua

 

Un viaggio tra i Led Zeppelin del IV album e Frank Zappa di Apostrophe, ecco cosa ascolto se bevo Barbera La Bandita o Ottavio Funk: la tua cantina, un’orchestra di gusti! Quale musica piace ascoltare al tuo vino?

Nadia: Credo che tutti abbiano bisogno di ascoltare tutti i generi. In una giornata un pò’ triste il Punk è il nostro preferito.

Ma non sento solo musica nel calice; un vino, un personaggio e come ogni storia, ogni bottiglia ne ha una a sé. A chi è nata l’idea grafica e come?

A Gianluca Cannizzo, amico e illustratore. Ma l’idea di dedicare l’etichetta ai miei genitori se non ricordo male ci è venuta assieme.
Gianluca:Nadia aveva voglia di cambiare veste grafica dei vini ereditati dalla famiglia. Voleva dargli un taglio diverso. La prima etichetta è stata prodotta per il barbera: la bandita… è Nadia! Era in attesa di ricevere la certificazione DOCG per il suo primo rosso, certificazione che non arrivava. Era una barbera in cerca di denominazione. La donna nell’etichetta è una sorta di ritratto di Nadia. Da lì non è stato difficile proseguire, ecco quindi Teresa, la mamma, Ottavio, il papà…

Gianluca, tu di cosa ti occupi?

Nadia: Si occupa di creatività grafica e comunicazione ed è Socio fondatore e direttore artistico della cooperativa sociale Laboratorio Zanzara a Torino.
Gianluca: Esatto. Nasco come grafico prima di essere un illustratore, ma per Zanzare non disegno nulla, mi prendo anzi cura della creatività degli altri: scelgo i loro disegni, li coloro.

Nasce prima l’etichetta o il vino?

Nadia:  Ehm non sappiamo dare una risposta precisa. Io dico sempre il vino ma Gianluca ultimamente ha già un’etichetta in testa!

Chi è G-Punk e che è successo ai suoi capelli?

Nadia: (Prova a chiederlo ad un Punk!)
Gianluca: Era estate, ero con un mio amico e stavamo bevendo il grignolino di Nadia e più lo bevevamo più pensavamo al punk. Quando è arrivato il momento di fare l’etichetta il nome non poteva che essere quello! Poi ogni anno Nadia mi chiede di dare all’etichetta un colore diverso. Anno nuovo, colore nuovo. 

E Ottavio Funk?

Nadia: E’ un grignolino rifermentato.
Gianluca: mi sono lasciato ispirare da alcune acconciature e foto di quel periodo musicale per disegnare i capelli di Ottavio!

Voglio la mantellina di Rosetta! Si tratta di Uva Freisa e ho letto su alcuni blog che è vinificata in rosa. Che vuol dire esattamente?

Nadia: Ogni anno facciamo un vino rosso semplice, un vino quotidiano. Per salasso da questo, prima che la fermentazione parta, separiamo una parte di mosto che poi diventerà rosato.

Di Mosto o Most(r)o?

Gianluca: Si tratta di una bottiglia che Nadia tiene per gli esperimenti. Può essere rifermentato, bianco, anche durante lo stesso anno. Da queste sperimentazioni possono nascere delle grandi bottiglie. Ad esempio il Funk prima era Mostro.

Il carattere di un vino è fortemente legato al suo territorio, ma anche la relazione che instaura con il viticultore non è da escludere. Cosa ne pensi di questa duplice relazione?

Nadia: Nel rispetto della vigna è il viticultore che fa il vino che esprime il territorio. Ogni viticoltore dà una propria impronta ed energia al vino che lo rende unica e vibrante espressione di un terroir.

Il tuo vitigno preferito e perché

Nadia: Il Grignolino. E’ un vitigno storicamente molto radicato nel nord astigiano dove vivo da sempre, oltre ad essere quello col quale ho più sperimentato fino ad arrivare al G Punk.  E’ un vitigno che non smette di stupirmi e allo stesso tempo mi dà sicurezza nel fare il vignaiolo. Mi affascinano la sua eleganza, la forza dei tannini, il piacere della beva.

Il vitigno preferito dell’illustratore? 

Nadia: Il Grignolino! Perché è umile sincero profondo e dissetante.