6 – Dopo te qualcosa d’altro, feat. Alosi con “1985″

Episodio 6

Quella che state osservando e che sembra brillare, è stata la mia terra dopo le parole de Il Bello. All’epoca avevamo fatto davvero come ci suggerì, la popolazione si era insospettabilmente fidata: avevano bruciato tutti i loro averi. Questa foto me l’ha data Ouò, la conservo per occasioni come la nostra; vedete? Quello lì a piedi sono io. Esisteva un posto nella mia terra, dove la si poteva vedere per intero e da lontano. Per raggiungerlo bisognava spingersi in là con la barca fino a navigare oltre la linea dell’orizzonte distinguibile alla vista. Una qualsiasi barchetta andava bene, se ci si trovava in Portogallo, precisamente a Lisbona e in Piazza del Commercio; bene quello era il punto giusto da cui allontanarsi. Pochi osavano, ma io volevo capire e così feci. Lo spettacolo che vidi non fu il massimo, dalla foto potete intuirlo. La verità è che non si salvò nessuno, eccetto me: il Sole sciolse tutto e la terra venne presto ridotta a una palla di plastica rovente e ahimè modellabile – questo non lo potete vedere però dalla foto. Io mi ero arrampicato oltre quelle montagne, mi sentivo piccolo e solo. Intorno a me stalagmiti di carbone. Dopo qualche tempo a riflettere, decisi di agire; la scritta che vedete impressa sulla foto è solo una catalogazione di Ouò, secondo me per archiviare anni e azioni: nel 1985 ho dato vita a una nuova terra, l’ho chiamata Alosi, che al contrario si legge Isola: qualcosa che nasce da un’agitazione delle acque, che emerge fuori. Ho pensato fosse il nome giusto, è dall’Oceano che mi sono allontanato, fuggendo da una inondazione di lava. Sono ripartito da questo, incidendo il nome “Alosi” sulle rocce nere. Ma questa è un’altra storia, magari la prossima.

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Artwork dell’album di Devansh Atray
dal magazine Gagarin Orbite Culturali, Anno 10, n.3 – Giugno-Settembre 2019

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