La camera

Poco tempo al sole
passo in rassegna tutti i giornali della sera;
non una foglia che si sposta
e le antenne come stalattiti
pungono il silenzio del cielo.
Una rosa finta
vive aggrappata con lo stelo
alla finestra:
non ci sono spine a pungermi le dita.
I vestiti degli altri
sono sempre più caldi
nonostante il marmo delle mie stampelle
e sulla scrivania
risuonano litanie del tempo
immobile nella sua ora di punta.
In questa tregua momentanea
tutto è permesso agli occhi delle case:
sono le tegole a spiarmi
e non i loro padroni.
Come un sacco
stringo le ginocchia verso il lampadario
è tutto temporaneo
come quando fuori
le stagioni riscaldano la terra arida.
Ma tu, petalo,
non fissarmi troppo a lungo
o mi innamorerò
del nostro silenzio domestico.

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