I penultimi giorni dell’anno

È il penultimo giorno dell’anno e tutti sono concentrati sull’ultimo. Io no. In realtà io è già da una settimana che conto alla rovescia: meno sette, sei, meno cinque. E penso a quanto altro posso ancora fare in questo anno. Mi potevo svegliare prima certo, non capisco infatti come uno si debba sempre ridurre all’ultimo. Quindi è da mercoledì che mi sono deciso a portare in lavanderia le lenzuola; Dafne me lo fa notare tutte le volte che viene: puzzano, quando le laverai? L’anno finisce venerdì notte e io posso ritirarle venerdì al mattino: appena in tempo, anche per rifare il letto. Ma oggi, che è giovedì, ho un altro programma: andrò a piantare marijuana sulla terrazza del vicino. È da un anno che ci penso (quello ancora in corso) e non l’ho fatto. Credo sia arrivato il momento. Mi sono comunque attrezzato bene, perché ho saputo che le foglie di marijuana hanno bisogno di molta luce e molto sole. Mio cugino ne aveva fatta crescere una in mezzo alla sterpaglia davanti casa. La sua casa è in cima a una collina, è circondata da piante, erbacce, generalmente i cani ci fanno tutti i loro bisogni e i suoi gatti passano il tempo sventrando topi enormi. Poi un giorno ha preso la pianta e l’ha portata in camera sua, dentro l’armadio. Dice che non si fidava troppo di come sarebbe cresciuta e di cosa poi si sarebbe fumato. L’ha messa in una cabina in cotone, come quelle che si usano per gli smoking quando viaggi, che si apre e si chiude con la cerniera; poi l’ha illuminata con più lampadine possibili, sempre accese. Anche di giorno, non si sa mai. Mia zia si è lamentata per le bollette, ma lui non ci può fare nulla. È obbligato a fare così, altrimenti c’è rischio che poi la pianta muoia e nessuno ne sarebbe contento.
Oggi è una bella giornata, devo sfruttare il sole a mia disposizione. Ortu, il mio vicino, ha il terrazzo con una serra. Dice che ha copiato una ditta canadese che si fa gli appezzamenti artificiali sui tetti delle case, per chi non ha il terreno, dice. Io sono d’accordissimo con lui, infatti ho deciso che è proprio lì che voglio piantare la mia marijuana. Lui ancora non lo sa, credo che prima la pianto, poi glielo dico. Così la vede che è bella e profumata e non avrà cuore di sradicarla. Per le bollette faremo a metà. Comunque io ho già tutto l’occorrente: filo di ferro per aprire la porta del terrazzo, corde e nastro adesivo per eventuali disturbatori e una Becks. Ah, e la pianta certamente. Dafne dice che sono pazzo, ma io sto andando proprio adesso a scassinare la porta e ne avrò poi per qualche ora.

 

(continuerà, siate curiosi e abbiate fede)