Il compagno di Gilly

Ehi Gilly li hai visti quelli lì, quelli con gli occhiali tondi? C’hanno tutti i baffi. Come i bitols. Guarda eccone un altro. Occhiali tondi e baffi. Erano i bitols che c’avevano gli occhiali e i baffi, no?
Si vede che non cresce nessuno qui Gilly.
E poi c’hanno pure i capelli ricci e lunghi. E neri. Li hai visti i biondi tu? Io no. Cioè, se li ho visti sono stranieri. Dicono che dalle elementari ora vogliono mettere il prof. madrelingua. Il francese e l’inglese li dobbiamo sapere tutti. Perchè siamo delle pippe. Gli italiani con le lingue sono delle pippe. C’hanno pure ragione. Solo che noi Gilly, noi mica rifacciamo le elementari.
Poi la vedi quella con i capelli corti, rossi? E’ proprio dietro di me, ora che mi sposto la vedi. C’ho fatto caso appena siamo entrati. Aveva in mano un bicchiere di vino. Se l’è scolato appena c’hanno servito. Ora è di nuovo al bancone Gilly, vedi che si è alzata. Ho sentito la sua puzza di alcool per capire che si era alzata. Che schifo. E sono solo le sei di pomeriggio cazzo!
Guardala, ha gli occhi bagnati. Sono tutti bagnati e c’ha pure i tacchi. Gilly quella non torna a casa coi suoi piedi, te lo dico io.
E poi questo tizio? Questo alla mia sinistra. Guardalo, guardalo ora che si è distratto. Ha il collo rosso. Quanta birra si è ingollato? E poi non a tutti gli danno le patatine. Sono razzisti, sono dei fottuti razzisti qui te lo dico io Gilly.
A noi le hanno date le patatine? No. No Gilly. Non ce le danno mai. E guarda quello come se le infila in bocca. Una dopo l’altra, non si lecca neppure le dita. Ma che gusto c’è, dico cazzo. Come quella pubblicità, quella di quelle schifosissime patatine al formaggio. Te la ricordi? Che gusto c’è? Non c’è. Non c’è nessun gusto.
Si scola il suo bicchiere e si ingozza di patatine. Il sale ce l’ha pure sulle froce del naso Gilly. Che schifo.
Ehi, dico a te, ti sto guardando e fai schifo per come mangi quelle patatine. Potresti per lo meno fare il gesto di offrirle. Così eviti di riempirti quel tuo muso da scimmia di schifo e non ci fai vomitare, a me e a Gilly, che stiamo qui in pace. Hai sentito? Dico, mi senti? Gilly è proprio un grande cafone, cazzo.
Oh cristo, ma c’è un bambino. C’è un bambino lì. Lo vedi? Gioca. Gli hanno dato uno di quei telefoni che ci puoi giocare. E lui gioca. Quanti anni avrà Gilly, quel cazzo di ragazzino? Sei, sette? Tu a sei anni sapevi usare un affare senza pulsanti, Gilly?
Un affare dove tocchi lo schermo e si muove tutto. Dove devi toccare lo schermo o rimani a guardarlo come un idiota, Gilly. Lo sapevi usare? Beh io no. E nemmeno esisteva quando noi avevamo sei anni.
Non gli hanno neppure tolto la giacca. Lo hanno lasciato lì a imbrattare quel fottuto schermo, Gilly. Ma si può?
A che gioco sta giocando, riesci a vedere? Guarda, cazzo, a che gioco gioca?
Ci sono dei robot! Sta spingendo le sue dita minuscole su dei robot! La nostra società è paradossale. Viviamo in un cazzo di paradosso, cazzo. Lasciano un bambino da solo sulla panca unta di un lurido pub e poi gli ammollano un videogioco o come diavolo si chiama, e lui con che gioca lì dentro?
Con dei robot.
Di che anno sono i robot, Gilly?
Te la vedevi Supervicky? A me sballava quella donnetta! Era la voce metallica che mi faceva andare fuori di testa.
Mi ci facevo le seghe quando parlava, cazzo.
E non avevo nessuna roba in mano. C’avevo il mio uccello, Gilly, in mano.
Questi non sanno neanche che cos’è un uccello.
Gilly mi sto svuotando. A vedere tutta questa gente che butta il suo pomeriggio in un bicchiere, cazzo. E poi ne prendono un altro, dammene un altro dicono, e ci buttano la serata e poi fanno il bis del bis e ci pisciano la notte e le troie. Ci buttano pure le troie, Gilly.
Fa un caldo che si schiatta qui dentro. E si soffoca pure per la puzza di piscio. Dovrebbero lavare il cesso una volta ogni tanto, cazzo.
Come sopravviviamo io e te?
Gilly mi hai sentito? Ti ho fatto una domanda.
Gilly, cazzo, sei sparito di nuovo. Merda.
Marila? Yuh-uh, mi vedi?
Me ne porti un altro? Di questo. Di questo qui. Mi porti un altro scotch?
“In fronte te lo porto! Stai a quota sette, è ora che vai a pisciare da un’altra parte.”