La bigiotteria della farfalla gigante

Oh no, di nuovo. Un insetto gigante questa volta? Ma poi che insetto gigante potrebbe mai essere? Mi viene in mente una farfalla: ha spiegato le ali e ripiegate, la immagino a rallentatore, nel solo atto di volare piano e raggiungere dalla finestra il muro dal lato opposto del vetro, chiuso. Vola come si carezza la guancia di un bambino, un gesto come un soffio ma sento il rumore mentre dormo: fortissimo. Frusciano quelle ali, l’ultima volta erano di un pipistrello e tutta la leggerezza di questa mattina presto svanisce nell’apparizione del ricordo. Trattengo gli occhi chiusi, faccio una smorfia con la bocca; anche se fosse una farfalla, la sento davvero grande, gigante appunto, e vedere una farfalla gigante non fa piacere a nessuno, credo. Ora la immagino raggiungere finalmente il muro. Con le ali scorre lungo le mie collane, le rasenta tutte fino a farle vibrare nell’aria: le plastiche dei diamanti si sfiorano le une con le altre e suonano come piccoli campanelli in vetroresina, il colore opaco sembra attutirne il suono invece di farlo brillare. Ora la farfalla viene verso il letto, punta il mio viso, lo so la sento e comincio ad avere ribrezzo, chissà se Marta si è svegliata come me. Non una polvere sulla guancia, nessuna zampetta pelosa sulla punta del naso, né antenna alcuna a stuzzicarmi le labbra. Quindi mi tocco la testa o credo di farlo, sto comunque sempre dormendo. Le mie dita incontrano un nodo, poi qualche matassa di capelli disordinati sparsi sulla fronte. Della farfalla gigante nessuna traccia. Anche il rumore è sparito, posso riaddormentarmi, spero. Quindi sto per farlo, ieri sera siamo tornate a casa tardissimo. Appena chiudo gli occhi lei torna, stesso identico tragitto: dalla finestra al muro, alle collane al viso, il fruscìo ovattato delle sue ali fa vibrare anche l’aria intorno al letto, raggiunge la parte scoperta della mia fronte; sto per alzarmi ma la voce di Marta mi immobilizza: l’hai sentito? Un uomo, dunque? uno scarafaggio? o il pipistrello dell’ultima volta che si è costruito il nido tra una trave di legno e il muro e oggi è in vena di volare? Io l’ho sentita, le dico, mi sembra una farfalla. Mi alzo, è deciso: dritta sul letto perlustro velocemente la stanza, con due occhi come le fessure delle tapparelle chiuse nei film di spionaggio. Poca luce, intravedo le sagome dei mie mobili, raggiungo con lo sguardo le mie collane e l’intera stanza oscilla. Anche loro si muovono, lentamente a destra e a sinistra, come anche il lampadario e le pareti tutte. Cerco la farfalla gigante, cerco le sue ali, ho paura che sia sopra di me, sopra di noi, ho paura ad alzare gli occhi in alto per vedermela piombare in faccia, come se fosse diventata d’improvviso una predatrice, per beccarmi gli occhi e punzecchiarmi le gengive. Marta mi stringe il braccio piano da sotto le coperte, sembra più spaventata di me, mi tira sotto con uno strattone; l’ha forse vista? Il terremoto mi dice, stai giù.