la carta che serve per arrotolarci i bicchieri buoni

Mentre fuori dalla finestra il Sindaco sta salutando la cittadinanza tutta e ringraziando i presenti per essere venuti così numerosi – o anche meno – ad assistere a questa mia ultima edizione delle manifestazioni in piazza, ho appena riempito tutte le valige che possiedo, escluso uno zaino, con un terzo del mio armadio.
Che ne sarà del resto?
Dove ne sarà?

Ho in compenso inscatolato i pochi libri che mi porto di casa in casa, scoprendo che anche in questo ultimo anno non ho letto “Tu sei lei” di autrici varie, “La ballata del carcere di Reading” di Wilde e non ho finito “Manuale di pittura e calligrafia” di Saramago.

Per il resto ho lasciato tutto al suo posto: la scarpe da ginnastica e gli anfibi sotto il letto, insieme con le infradito per la doccia e le ciabatte prima della notte, gli stivali con il tacco medio di fianco al muro e un paio di calzini sporchi per terra. A tale proposito non ho ancora fatto la mia ultima lavatrice.

Anche le cianfrusaglie sulla scrivania le ho lasciate lì: alcune serie di bottoni spaiati, gli occhiali da sole delle bancarelle, programmi di teatri, festival, biglietti da visita appoggiati come li appoggio sempre, prossimi alla consultazione e mai più riaperti. Li butterò, forse.

Non ho toccato neppure i vuoti delle candele consumate. Come non ho tolto i poster alle pareti e i piccoli quadri che avevo attaccato quando mi sono trasferita. Pensa che quelli che vedi a terra, appoggiati al cassettone, non li ho neppure mai attaccati. Mai.
Mi auguro di farlo nella nuova casa.

In compenso ho buttato la prima spazzatura di quando metti a posto. Non ho però sostituito il sacchetto. Così ora non posso più buttare nulla.

Credo che lascerò appesi i festoni in cucina. Sono colorati e sembra sempre prossima una festa. Mi piace pensare che i nuovi inquilini passeranno alcuni minuti del loro primo pasto a domandarsi di chi sarà mai stato il compleanno.
Lo credi possibile?

Ho smosso molta polvere. Che non ho rimosso. Così ora ne sto respirando il suo puzzo grigio. Che schifezza.
Scusami, torno in un attimo che la levo via: non respiro bene.

Eccomi.

Ti dicevo, c’è molto ancora da riporre e oggi fa buio prima di ieri. Non mi piace questo fatto. So che dove andrò le ore diurne restano più a lungo, anche quando da noi è inverno. Mi piacerà.

Mi chiedo se verrai a trovarmi spesso, appena non abiteremo più vicini.
Di solito è sempre così: quando qualcuno si allontana, aumenta la frequentazione con quella persona. Lo so che sembra strano. Lo è in realtà. Ma ho sentito dire di vicini di casa, cari amici d’infanzia, che si erano quasi persi di vista a forza di darsi per scontati. E che quando uno dei due ha cambiato città, non si contano in una settimana sulle dita di una mano le volte che uno è a cena dall’altro!
Incredibile, vero?

Mi mancherà questa dimensione centrale. Si, sono vicinissima alla Piazza, non hai avuto modo di vederlo.
E mi mancheranno anche tutti questi rumori di traffico quando non è proibito circolare. Tuttavia credo di tornare a sentire i tacchi delle donne, i cani delle signore e il via vai delle persone che passeggiano. Cambio città, ma le abitudini credo si ripetano di paese in paese.

Bene. Tornerò a riporre tutte le mie cose per prepararmi.
Ma non questa sera: oggi sono stata fin troppo brava.

Quindi ci vediamo presto?

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